lunedì, gennaio 13, 2014

filiera corta

Alzi la mano chi ha già sentito parlare di filiera e anche di filiera corta.


In tanti. Ma chi sono quelli che riescono a fare la spesa a km0? Ci piace davvero avere un rapporto quasi esclusivo con il contadino? Forse è un idea un po' romantica? Ci sentiamo meglio se le arance che mangiamo, non sono raccolte da ragazzi malpagati e sfruttati? Io sì, francamente. Odio le zone adibite alla frutta e verdura dei grandi supermarket. Oggi ancora di più perchè tra tanta merce proveniente da coltivazioni intensive, c'è il finto biologico. Frutta e verdura che non avrà traccia di pesticidi, ma viene comunque da campi dove si coltiva sempre e solo la stessa cosa. Oltre al fatto che le aziende agricole che la forniscono sono ostaggio del pagamento del grande market. Il futuro si spera sia fatto da piccole aziende agricole biologiche che riescano a vendere i propri prodotti direttamente al consumatore.
Alzi la mano chi è stufo di sentir parlare di filiera corta e della sua importanza. 


Noooooooo, scherzate! Non ho ancora finito! Scegliere di fare la spesa seguendo il principio della filiera corta, non è una moda, ma una buona pratica diffusa, che speriamo si diffonda ancora di più. 
I G.A.S. ovvero i gruppi d'acquisto solidali, hanno contribuito alla sua diffusione, anche se non mancano voci critiche nei confronti di alcuni di essi. Anche la mia esperienza, coi G.A.S., non sempre è stata positiva. Per esempio, alcuni di essi non sempre si dimostrano solidali coi progetti degli imprenditori agricoli, ma ricercano solo il prezzo basso, o lo sconto. Ma si spera siano casi isolati, non pratiche consuete. A me piace avere dei rapporti diretti, con le persone alle quali vendo dei prodotti alimentari. Si capiscono meglio gusti, ci si scambia consigli, è più spontanea la condivisione di storie e problemi. 
Ecco, ora ho finito. Voi ci parlate con il vostro coltivatore diretto? 
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