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giovedì, ottobre 30, 2014

un orto bello da morire

La storia che sto per raccontarvi ha dell'incredibile, se non l'avessi vissuta in prima persona non ci crederei, infatti in tanti non ci credono. Non sempre riesco a renderla per iscritto, tanta è la paura che mi assale ogni volta che la ripesco dai luoghi della memoria dove l'ho sepolta.
Una notte d'inverno di qualche anno fa, uno di quei giorni bui in cui il sole sembra non sorgere mai, una pioggerella fine e fastidiosa rendeva l'aria umida, un filo di vento contribuiva a rendere la pioggia un elemento ostile. Il programma per la serata fu presto fatto, pantofole, poltrona, copertina e un bel film da vedere: "The silence of Lambs".
Mentre ripassavo a memoria le battute migliori del film: "Coraggiosa Clarice... me lo farai sapere quando quegli agnelli smetteranno di gridare, vero?"
Un lampo di luce illumina a giorno il salotto e un boato fragoroso mi fa letteralmente cagare nei pantaloni e mi ricorda che non ho noleggiato il DVD!!
Mi infilo in macchina e percorro il lungo viale di olmi che mi porta verso il paese, quasi da subito mi accorgo di avere un auto alle spalle, rallento per farmi superare, ma l'altro rallenta a sua volta. Mi insospettisco e decido di accelerare, l'auto dietro si fa sempre più lontana, la distinguo appena, ora è solo un puntino. Arrivo finalmente alla videoteca, noleggio il film e mi riavvio. Mentre guido serena, a metà del viale di olmi, scorgo l'auto che prima avevo dietro, è davanti e in direzione contraria alla mia, potrò vedere chi è. Rallento, siamo prossime a incrociarci, stringo gli occhi e guardo dentro, e, sono io!

Paura eh? Vi state preparando per il giorno dei morti? Se le bare scoperchiate, le processioni dei morti, i gatti neri, la strega vicina di casa, la luna piena, il vento e, per concludere, l'ululato del cane non vi fanno abbastanza paura, allora siete pronti per un orto bello da morire.
Che ne dite di uno spaventapasseri assassino? Oppure un bordo aiuola fatto con piante carnivore, o piante velenose. Dei sostegni per piante che sembrano croci? Vorrete mica accontentarvi di una zucca da intagliare. Ecco alcuni suggerimenti per un orto bello da morire. Coltivazioni difficili, che se attecchiscono possono tenervi i vicini di casa lontani, per sempre.

fonte: Trovato su lebestpix.com

Procurarsi dei teschi e delle ossa è certo diventato difficile, eppure un tempo le fosse non erano così profonde e dal prato dietro casa, si poteva vedere spuntare qualche osso tra i ciuffi d'erba.
Ecco alcune idee per abbellire il vostro giardino.

fonte: Trovato su snackingsquirrel.com
La tradizione, nel nostro Paese, prevede riti più sobri, le persone visitano i cimiteri dove sono alloggiate le persone che amano, abbellendone con fiori e lumicini rossi, le lapidi. Per i bambini defunti, alcuni portano giocattoli e caramelle, per gli adulti non si è ancora diffusa l'abitudine di portare bottiglie di vino, o vodka, gin, grappa eccetera. Chissà se alcuni di voi hanno già scelto dove si vorrebbero sepolti, a me piacerebbe nel cortile dietro casa, ma credo non sia possibile.

amare le piante anche da morti
Se volete delle idee per mascherare i vostri bambini, qua ci sono dei suggerimenti per costumi fai da te a tema agricolo. Cosa ne dici degli gnomi alternativi?

provate a rubare questi! fonte: Pinterest
Ma non avete ancora visto questi, non sono adorabili? Potete acquistarli su etsy.com assieme a tanti altri sempre in tema.

gnomi zombie
Direi che la scelta per avere un orto bello da morire è vasta, manca poco al giorno dei morti, presto che la vita è breve!
Buon fine settimana a tutti!


mercoledì, ottobre 01, 2014

cosa e come conserviamo per l'inverno: il pomodoro

Quante volte hai sentito la storia della formica e della cicala, altrettante volte ti è stato chiesto se bevi, mangi e ti diverti come se non ci fosse un domani, oppure se metti via ogni briciola di pane per costruire il tuo futuro.
l'aperitivo della cicala!
A chi non piace fare la vita da cicala, almeno per quanto riguarda la parte del divertimento.
Vorresti poter mangiare pomodori a dicembre, condire la pasta con le zucchine a Gennaio, e servire melanzane grigliate la vigilia di Natale? Tutto questo senza muovere un dito? Stai fresco! Per quanto il clima stia cambiando, l'autunno è autunno e l'inverno è freddo, per fortuna!
Se scegli di mangiare prodotti locali, e di non tradire la stagionalità dei prodotti, diciamo che ti devi organizzare. Così, se a fine della stagione estiva, ci ritroviamo con un sacco di pomodori da sistemare, chili di melanzane che ci escono dalle orecchie, e all'ennesima cassetta di zucchine, i tuoi parenti urlano "BASTA!" Allora è tempo di preparare le scorte per l'inverno.

Allora conserviamo il pomodoro!

Il primo passo per dare il via alla fase "conservazione" è procurarsi molti vasetti di vetro col tappo, lavarli e sterilizzarli in acqua bollente, tappi compresi.
Ecco una ricetta semplice per sistemare i pomodori verdi, invece che friggerli a una fermata del treno.
Un altro modo di portarci i pomodori dentro l'inverno, è farli seccare col sale stesi al sole, per poi utilizzarli in brodi, impasti di pane e focacce, o per degli aperitivi.
La preparazione è semplice. Scegliamo i pomodori più rossi, laviamoli con cura, asciughiamoli e tagliamoli a metà. Ora li disponiamo su di una rete rigida, li cospargiamo di sale e facciamo in modo che prendano il sole per tutta la giornata, finché non avranno perso tutti i liquidi. La notte ricoveriamoli dentro casa. Una volta seccati possiamo metterli a strati dentro dei vasi di vetro puliti alternandoli a foglie di basilico o alloro, poi li riponiamo in un luogo buio e asciutto. Se preferite potete chiuderli in sacchetti e congelarli.

pomodori cosparsi di sale

Se avete qualche amico che vuole partecipare alla raccolta delle provviste potete fare la passata.
Raccogliete i pomodori più rossi che avete, oppure compratene una cassetta dal vostro verduraio, ma che siano biologici mi raccomando. Laviamo la verdura e mettiamo a bollire dell'acqua, immergiamoci i pomodori quando questa bolle. Aspettiamo una decina di minuti, il tempo che ci mette la pelle a separarsi dal resto. Scoliamoli e peliamoli, ora passiamoli nel passaverdure a manovella, versiamo la polpa che ne abbiamo ricavato in vasi di vetro o bottiglie inserendo alcune foglie di basilico. Facciamo bollire i vasetti riempiti col pomodoro, dopo questa operazione conserviamoli in un posto buio e asciutto.

Prossimamente vedremo alcune ricette per conservare le melanzane e le zucchine da mangiare durante il rigido inverno.
Voi vi fate le scorte di verdure? Conoscete altri sistemi? Lasciate la vostra ricetta nei commenti.

mercoledì, luglio 30, 2014

il senso dei sardi per il formaggio

La produzione del formaggio è una delle attività che più mi affascina, perché sono sufficienti tre ingredienti: latte, caglio e sale, per produrre una varietà incredibile di formaggi. In una regione come la Sardegna che vive di allevamenti ovini e di produzione di formaggi esistono molti tipi di formaggi e per ognuno di questi molti modi per chiamarli. Un po' come per i groenlandesi non esiste un solo tipo di ghiaccio e la neve ha sempre un nome diverso.

come fare il casu axedu sardo


In Sardegna si produce e si mangia un formaggio freschissimo, si consuma 48 ore dopo averlo fatto, viene chiamato, quasi sempre, casu axedu, ma non solo, infatti ha circa altri venti nomi! Sono: casu axedu, casu ascedu, casàdu, casagedu, frue, fruhe, frughe, frua merca, fiscidu, frua, ischidu, préta, piéta viscidu, bìschidu, cagiadda, casu agéru, casu e fitta, latte cazàdu, latti callàu, merca, vischidàle.

casu axedu
In alcuni casi la differenza di nome è dovuta alla diversa pronuncia a seconda dell'area geografica di produzione (casu axedu, casu ascedu), in altri dipende dal tipo di latte usato (frue, fruhe, frughe indica l'uso di latte caprino), un ulteriore differenza è data dal tipo di stagionatura (casu e fitta, merca).
Il casu axedu ha la consistenza di un budino, viene conservato e venduto nell'acqua di governo, ed ha un sapore leggermente acido (axedu), simile allo yogurt. Viene prodotto con latte crudo ovino o caprino, quello fatto con il caprino si chiama fruhe. I mesi di maggiore di produzione vanno da dicembre a luglio, il colore è bianco ed è senza crosta, si mangia tutto!

La ricetta è molto semplice e di facile realizzazione.

Ingredienti.

  • 1 litro di latte crudo (ovino o caprino)
  • 2/3 gocce di caglio
  • 1 tazzina da caffè di siero (potete recuperarlo da una mozzarella in busta)


Filtrate il latte. Portatelo a una temperatura di circa 36°-37° C. Spostatelo dalla fiamma,  aggiungete il caglio e il siero, mescolate con un cucchiaio di legno. Versare il tutto in due o tre stampi di plastica per alimenti, o se preferite, in un unico stampo. Fate riposare per circa tre ore, dovreste notare che il latte si è cagliato compattandosi, tagliate con una lama affilata in quadrati o rettangoli. Fate riposare per 24 ore, perché si deve inacidire acquisendo il suo caratteristico sapore, adesso potete metterlo in frigorifero per consumarlo fresco.
Potete servirlo come aperitivo, o come secondo piatto accompagnato a delle insalate. Oppure potete servirlo come dessert con il miele, trascurando la fase dell'inacidimento.
Seguono alcune foto delle fasi di lavorazione.

intiepidire il latte

versare in vaschette dopo aver aggiunto caglio e siero

tagliare dopo averlo fatto cagliare (circa 4 ore)

ancora 24 ore per farlo inacidire
Il casu axedu dura circa 10 giorni in frigorifero, ma se decidete di non consumarlo tutto fresco, si può conservare per più tempo facendolo asciugare per 36/48 ore su un tagliere di legno inclinato, dopodiché si esegue la salatura (cospargete di sale tutti i lati). La versione secca e salata si chiama casevita o casu e fitta e si usa per condire zuppe o minestroni.

Enjoy your meal!

venerdì, febbraio 28, 2014

il pomodoro, c'è solo il pomodoro

Sua maestà il pomodoro. L'ortaggio più ricercato dell'estate, quello di cui facciamo più uso e che mangiamo in diversi modi, dal crudo al secco passando per la salsa. Ma come si coltiva?

Il pomodoro è un medio/grande consumatore d'azoto, ha basse esigenze di fosforo e potassio, gradisce il letame.

pomodori in semenzaio

Tipi 

Per scoprire quali varietà si sposano con il vostro clima e il vostro orto, bisognerà chiedere un po' in giro, ai nostri vicini d'orto, anche per sapere quali ci piacciono di più, ci dovremmo sottoporre a un duro esercizio, assaggiarli! Quando acquistiamo le sementi, controlliamo quanto tempo passa dalla semina al raccolto, ci sono specie che in due mesi ci danno i frutti, ma altre che ci mettono ottanta giorni. Per estendere la nostra stagione di raccolta, piantiamo semi di diverse varietà.
Molte cultivar standard sono adatte per una varietà di usi , tra cui panini (!), conserve e insalate. I pomodori San Marzano vanno bene per la cucina, le conserve e le salse. Esistono in commercio pomodori in una gamma di colori diversi e sono molto popolari per le insalate. Alcuni tipi: cuore di bue, tondo liscio, tipo costoluto, tondo rosso a grappolo, ciliegino, datterino, del piennolo, San Marzano, allungato, roma.

Rapporto con le temperature

La crescita del pomodoro si interrompe a 8-10° C resiste a -2°C, ma forse muore. Per la fecondazione dei fiori è necessario che la temperatura superi i 13-14°C. Sopra i 40°C i fiori cadono. Con temperature sopra i 30° C i frutti diventano molli e poco colorati. Insomma, questa pianta non è mai contenta. E meno male che dicono che è la più facile da coltivare! Farà in tempo ad acclimatarsi in primavera, per farsi poi sorprendere dal caldo torrido dell'estate e dare il suo meglio. Possiamo seguire le indicazioni sulle buste dei semi, a Febbraio in semenzaio, ad Aprile un bel trapianto in campo, o in vaso.
rosso a pera


Semina e trapianto

Vivai e garden center offrono una vasta gamma di varietà, ma se non avete abbastanza spazio scegliete i pomodori che consumate di più, 3-5 piante sono sufficienti per una famiglia di quattro persone. I semi non utilizzati sono validi per 3 anni. Seminiamo da metà febbraio a metà marzo, in semenzaio, I trapianti li facciamo da fine aprile, fino all'inizio di Giugno, con le piantine alte 10-15 centimetri. Tra le file teniamo distanze dagli 80-100 cm. lungo le file circa 30-50 cm. Ricordiamoci che i pomodori hanno bisogno di sostegni.

Fertilizzazione

Il pomodoro è un medio/grande consumatore di azoto, ama concimazioni con materia organica, ben umificata. I frutti migliorano la propria qualità organolettica se il terreno ha un'alta disponibilità di potassio. Prima del trapianto, prepariamo il terreno, o le aiuole, con del letame maturo (8 kg/mq), o del compost organico (3 kg/mq).

Cure colturali

Eliminando i germogli ascellari delle foglie anticipiamo la maturazione dei frutti, e un miglior arieggiamento della pianta. Sono pratiche che prendono il nome di scacchiatura e cimatura, servono anche a prevenire e diminuire malattie fungine. Per un maggior controllo delle infestanti è meglio pacciamare, in caso contrario la coltura richiede una rincalzatura per consolidare la piantina. Il pomodoro gradisce la compagnia del basilico anche in campo, non solo in tavola.

Irrigazione

Le irrigazioni devono essere poco frequenti (7-8 giorni), soprattutto appena trapiantata di modo che la piantina faccia camminare le radici in cerca d'acqua, questo fino alla comparsa dei frutti, dopo di che innaffieremo più spesso (3-4 giorni) e più abbondante. Stando attenti a non eccedere per evitare che nei frutti si verifichino delle spaccature. Va bene il suolo umido ma non zuppo d'acqua.

Queste erano delle indicazioni di massima per la coltivazione del pomodoro. Voi pensate di seminarli i pomodori? Quali sono i vostri preferiti?

sabato, febbraio 08, 2014

#turismi




Quando un posto è molto bello, si pensa che abbia una naturale e innata vocazione al turismo. Così la classe politica sarda, ha pensato negli ultimi cinquant'anni, non investendo nel settore. Alimentando luoghi comuni sui sardi, sul loro modo di vestire e di mangiare, nonché sul loro carattere. Prova ne è il video promosso dalla Regione Autonoma della Sardegna, il secondo dei due video postati qui sopra. La Sardegna sembra bella, ma inaccessibile. A meno che non viaggi in elicottero o con lo yacht, che si sa, tutti i sardi possiedono e vi cenano tutte le sere al chiarore lunare. Per non parlare dei luoghi avvolti da mistero, in cui ci rifugiamo d'inverno, le domus de janas e i nuraghi.
Il primo video, invece, è quello fatto per promuovere il turismo in Islanda, per invitare le persone a visitare i posti meravigliosi nei quali vivono gli islandesi. Sottolineo vivono, sono loro che ci invitano, che si offrono di farci da guida, che pensano di avere delle cose che possono piacere anche a te.
Vedendo i due video, a voi, dove viene voglia di andare?
Durante questa campagna per le elezioni regionali sarde, Sardegna Possibile ha prodotto un video, che vale già come spot per la Sardegna tutta. Questo:


 Assessore al Turismo, delle liste che appoggiano Michela Murgia presidente della Regione Sardegna, è Rita Cannas. Ricercatrice in Economia e gestione delle imprese e docente di Economia e tecniche di comunicazione di impresa presso l'Università di Cagliari. Così dice alla presentazione pubblica come assessore al Turismo, Artigianato e Commercio:
"Sono di Quartu ma i miei cani stanno benissimo. Non mi è stato difficile accettare questa avventura (con Sardegna Possibile) perché vi ho trovato una cosa che è fondamentale quando si fa turismo, ma anche quando si è persone a tutto tondo: l'accoglienza.
Con le persone che fanno parte di Sardegna Possibile, c'è condivisione del linguaggio: io non devo spiegare ai miei compagni di avventura, che cos'è la sostenibilità, perché loro la applicano quotidianamente nella loro esperienza." 



“La sostenibilità implica l’innalzamento della qualità della vita e del reddito delle persone, così come la cura e la protezione del territorio 
e delle specie viventi. È un percorso verso il quale ogni società umana dovrebbe tendere con tenacia e costanza. Per fare questo 
occorre che la politica sia espressa da persone consapevoli, competenti e capaci di lavorare insieme. Il mio primo obiettivo è quello di elaborare, entro i primi sei mesi di governo, un Piano strategico del turismo sostenibile in Sardegna.”

Sentire una candidata parlare di sostenibilità, senza farne propaganda, mi sembra un passo, enorme, in avanti, che punti a un turismo sostenibile, poi, quasi fantascienza! A cosa ci hanno abituato negli ultimi anni! A sirene che emergono dalle acque cantando in sardo, a svendere le nostre coste, la nostra cultura, perfino noi stessi. Con un gioco al ribasso, per quanto riguarda gli stipendi di camerieri e altre professionalità della ristorazione. Il turismo, in Sardegna, può essere altro che la costruzione di case da vendere e affittare? Case che poi rimangono vuote per la maggiore parte dell'anno!
Io non posso che scegliere una delle liste (Gentes, Progres, Comunidades) che appoggiano Michela Murgia presidente e costruirla insieme a loro e ai sardi la Sardegna Possibile, possibilmente sostenibile.

mercoledì, febbraio 05, 2014

il mio babbo natale (l'unica cosa fuori stagione nel mio orto)

le sementi biologiche appena arrivate
Come a Natale, mi sono svegliata sapendo di non ricevere nessun regalo. Nemmeno lo festeggio il natale, io odio il natale! Un po' puffo brontolone, eh?
Invece oggi, TAA-DAAAN!! Tutta una scatola di sementi per me, che gioia, che allegrezza la vista delle bustine. Ho quasi pianto per i semi d'anguria, perché mio nonno era un abile agricoltore, e le angurie gli venivano sempre bene. Poi abbiamo i pomodori yellow submarine, i san marzano nano, il peperone rosso e giallo, i peperoncini ciliegia, il melone retato <3, il pomodoro ciliegino, la MELANZANA!
Ora, guanti in pugno, la sfida è iniziata!
Chi è da semenzaio, finirà nel semenzaio, gli altri aspetteranno che la terra si scaldi.
Andiam, andiam, andiamo a lavorar!

sabato, gennaio 18, 2014

come possiamo usare le bacche di mirto?

Vorrei trovare un'idea travolgente che abbia la stessa forza delle plastiche di Burri. Oppure coltivare degli ortaggi così buoni, che chi li mangia diventa buonissimo. Trovare un modo di coltivazione che rivoluzioni l'agricoltura mondiale. Mentre penso a come svoltare la mia carriera di bracciante agricola, mi capitano per le mani tre chili di bacche di mirto.

fresche e profumate bacche di mirto

Ci vorrebbe un idea rivoluzionaria, trasformare queste bacche in qualcosa che la gente non ha mai visto, in un qualcosa al quale non si possa rinunciare. Una cosa bella da vedere, e buona da gustare. Una cosa che faccia conoscere, la Sardegna, al mondo intero. Che se ci sono un tedesco, uno spagnolo e un milanese e tu dici mirto, il milanese pensa subito alla Sardegna, ma anche il tedesco eh! 
Oppure mi affido alla tradizione vecchia di un secolo e faccio il liquore di Mirto, ma lo chiamo M'orto, o Mirt'orto? Perchè la campagna c'entra sempre.
Crescerà anche spontaneamente, l'arbusto, ma ci vuol sempre qualcuno che lo raccolga, il frutto. Esiste un attrezzo per facilitare la raccolta del mirto, alcuni utilizzavano un modo un po' barbaro per raccoglierlo. Tagliavano i rami, gli lasciavano seccare per due giorni, poi bastava scuoterli per far cadere le bacche nelle ceste. Ma io no, io li raccolgo con questo attrezzo.


Pettina le foglie, ma cadono solo le bacche. Dopo averle raccolte le portiamo a casa e le laviamo per bene. Ma non starò mica qua a scrivere la ricetta per filo e per segno! Il mirto, in Sardegna, si fa in casa, per uso familiare e amicale. La ricetta è scarna, tradizionale e scarna, meglio se fotocopiata dal quaderno della nonna.
  • 700 g. di bacche di mirto
  • 1 L. di alcool
  • 1 L. e mezzo di acqua
  • 600 g. di zucchero (se ne possono usare anche 500 g. dipende dai gusti)
Mettete a macerare le bacche di mirto nell'alcool per 40 giorni. Mettetevi un promemoria, oppure scrivetelo nel calendario. Passato questo tempo fate bollire l'acqua, scioglieteci dentro lo zucchero, fatela raffreddare. Filtrare l'alcool e aggiungetelo all'acqua zuccherata, ormai fredda. Conservate al riparo da sguardi ingordi, per almeno dieci giorni. Ora potete berlo!

bacche di mirto macerano nell'alcool

Ho estratto i semi da alcune bacche e gli ho seminati in semenzaio, vi faccio sapere se crescono. Ma se vi dico mirto a cosa pensate?



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domenica, gennaio 12, 2014

campagna family farming

Il 2014 sarà l'anno delle family farming, ovvero delle famiglie che coltivano vegetali, allevano animali, o pescano. Spesso, si tratta di famiglie dei Paesi in via di sviluppo, che si rivolgono alla terra per la sopravvivenza loro e della loro comunità. Si tratta di piccola agricoltura familiare, gli appezzamenti sono inferiori ai due ettari. Ma la loro diffusione è tuttaltro che irrilevante, visto che, secondo dati FAO, contribuiscono per i due terzi alla produzione alimentare mondiale.
Dal sito family farming campaign:
L'Anno Internazionale della Family farming 2014 è un'iniziativa promossa dal Forum Mondiale rurale e sostenuta da oltre 360 ​​società civili e delle organizzazioni degli agricoltori. Questa celebrazione in tutto il mondo, dichiarata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, mira a diventare uno strumento per stimolare politiche attive per lo sviluppo sostenibile dei sistemi agricoli basati su famiglie contadine, le unità comunali, gruppi indigeni, cooperative e famiglie di pescatori.


Tutto questo lavoro è stato fatto nell'ottica di combattere efficacemente la povertà e la fame, e la ricerca di uno sviluppo rurale basato sul rispetto dell'ambiente e la biodiversità.

Family Farming.

Il 43% della popolazione mondiale attiva è impiegata in agricoltura. La percentuale è aumentata al 53% nei paesi in via di sviluppo. Nell'Africa sub-sahariana, l'80% delle aziende sono di proprietà e vi lavora la famiglia. A livello mondiale 1,5 miliardi di case vivono di agricoltura.

Ma l'Agricoltura della famiglia è molto più di un modello di economia agricola: è la base della produzione sostenibile di alimenti, della gestione dell'ambiente e della sua biodiversità, una fontana di importanti dimensioni culturali di ogni popolo, un pilastro fondamentale nell'integrale sviluppo delle nazioni.

Le family farming devono affrontare una serie di sfide: la difficoltà di accesso alle risorse e materie prime, l'invecchiamento della popolazione e la mancanza di ricambio generazionale (abbandono della terra da parte dei ragazzi), la mancanza di commercializzazione, formazione e servizi finanziari , la volatilità dei prezzi, poca o nessuna partecipazione ai processi decisionali, ecc... Tutto questo riflette la mancanza di riconoscimento del ruolo strategico che svolge.
Il dato parla da solo: nei paesi in via di sviluppo tre su quattro persone povere, vive in aree rurali, e dipendono dall'agricoltura per la propria sussistenza. Le donne possiedono meno del 2% della terra e ricevono meno del 5% dell'assistenza tecnica fornita agli agricoltori.
La crisi alimentare, che abbiamo vissuto in questi ultimi anni, ha portato un cambiamento di tendenza, provocando un certo interesse internazionale nei riguardi delle Family farming. C'è un'occasione unica per rilanciare le family farming nel mondo.


Obiettivi.

  • Promuovere politiche a favore dello sviluppo sostenibile delle family farming attraverso l'adozione di misure e strategie concrete e operative, rendendo stanziamenti di bilancio.
  • Rinforzare la legittimità delle associazioni agricole, per rappresentare gli interessi della famiglia agricola ed essere ascoltati, e, cointeressato con la realizzazione di politiche agricole. 
  • Aumentare la sensibilizzazione della società civile e di tutti gli agenti sociali del ruolo della famiglia agricola.
  • Ottenere il riconoscimento del ruolo delle donne nelle family farming, e dei loro diritti specifici. 
  • Sostenere e difendere un'economia internazionale di prodotti alimentari sulla base di regole che favoriscono lo sviluppo e la sicurezza alimentare in tutti i paesi. 
  • Promuovere la ricerca associata con lo sviluppo rurale sostenibile dando risorse umane e finanziarie.

martedì, gennaio 07, 2014

chi è la mucca nel campo?

piselli in fiore
Oggi ho fatto una nuova esperienza di pratica agricola, ho trovato i lombrichi (Lumbricus rubellus), anche detti vermi della terra, quelli che hanno un colore tra il rosso e il marrone. Mi sono ricordata di aver letto, che in un ettaro di terreno possiamo trovare fino a tre, quattro quintali di peso di lombrichi, è o no un dato rilevante? "Questo peso si avvicina a quello di una piccola mucca. Si parla quindi anche della “mucca nel campo” e si intende con questo il lombrico attivo nel terreno. Il lombrico mastica ininterrottamente durante il periodo vegetativo la terra e la rende in questo modo friabile e simile al composto; con la sua attività spinge sempre più terreno dal basso verso l’alto.
Schultz-Lupitz chiamò il lombrico un coltivatore instancabile e propose già nel 1891 la formazione di una “commissione speciale per lombrichi” nell’Associazione agricola tedesca."

Da "L’utilizzo delle erbe aromatiche in agricoltura" di Franz Lippert.


fiore dei piselli


Mi fa piacere sapere che questa "mucca" lavori alacremente sotto terra. Ma basta setacciare il compost quasi pronto, per trovarne a decine. Per sapere se ci sono basta avvicinare l'orecchio alla terra e sentirli masticare. Oppure verificare che nel campo sia presente l'ortica. La fertilità del terreno è direttamente proporzionale alla presenza del lombrico, più sono numerosi più il nostro terreno è fertile. Perché producono humus mangiando gli scarti organici, esistono dei metodi per allevarli: il "vermicompostaggio". Per iniziare la nostra coltivazione di vermi dobbiamo quindi procurarci un bidone da compostaggio e dei vermi.
I nostri lumbricus possiamo trovarli vicino a legni in decomposizione o in altre situazioni simili, ma possiamo comprarli anche in internet, comprandone almeno un chilo ci portiamo a casa circa 1000 unità. Ovviamente dovrete nutrirli tutti i giorni, con almeno un chilo di scarti della cucina, occorre un grande bidone per il compostaggio, così avrete terra fertile prodotta in casa.

La coltivazione va avanti e i piselli sono in fiore, così in primavera ci sarà qualcosa da mangiare, speriamo!
Questa mattina ho rincalzato le piantine, perchè erano tutte stese causa pioggia dei giorni scorsi. Domani sistemiamo i finocchi, può sembrare tardi, ma giuro che in Sardegna crescono bene anche ora. Il clima è così mite che potremmo produrre il cibo che consumiamo, invece la Sardegna importa il 70-80% del cibo che consuma. Come diffondere allora l'orticoltura, come far capire alle persone che anche un orto in cassetta può farti risparmiare?

In questi pensieri, delle volte, mi arrovello.   

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